Aldo Milani (S. I. Cobas): «Adil Belakhdim, una tragedia inaccettabile. Ora unire le forze»
Roberto Ciccarelli, 19.06.2021, “Il Manifesto”
Intervista. Aldo Milani, coordinatore nazionale del S.I. Cobas: «Non è scontro tra lavoratori, né un incidente, ma è un conflitto contro lo sfruttamento. Nella pandemia l’e-commerce è diventato un settore trainante e ciò ha imposto l’aumento dei ritmi di lavoro. E si cerca di smantellare i diritti conquistati dai facchini». Oggi manifestazione nazionale a Roma. E si discute di uno sciopero nazionale tra i sindacati di base
Aldo Milani (S.I.Cobas)
Le cariche
alla FedEx-Tnt a Piacenza, i raid contro i lavoratori a San Giuliano e Lodi,
passando dalla Texprint, ieri l’omicidio di Adil Belakhdim. Aldo Milani,
coordinatore nazionale di S.I. Cobas, cosa sta succedendo?
Quello in atto non è scontro tra lavoratori, né quello di ieri a Biandrate è un
incidente come inizialmente si è letto ieri su internet. È uno scontro tra chi
cerca di difendere i diritti conquistati nella logistica e chi vuole usare la
forza lavoro sfruttandola in un settore dove sono stati siglati contratti e
accordi di secondo livelli, dove siamo riusciti ad ottenere importanti
miglioramenti salariali e dove i facchini hanno la possibilità di passare di
livello. È questo che cercano di smantellare.
I
conflitti nella logistica sono sempre stati duri, ma si ha l’impressione che le
cose siano peggiorate negli ultimi mesi. Perché?
È avvenuto già durante la pandemia del Covid. L’e-commerce è diventato
trainante e ha imposto l’aumento dei ritmi di lavoro spingendo a una maggiore
velocità della distribuzione. Si sono create così le condizioni strutturali di
una tragedia inaccettabile come quella che ha colpito Adil. In una situazione
normale un camionista non è spinto a correre. Invece con l’aumento della
produttività e la necessità di fare arrivare le merci a destinazione nel più
breve tempo possibile tutte le contraddizioni si acuiscono. In un clima del
genere da parte aziendale si tende a saltare il confronto sindacale e si arriva
allo scontro aperto.
Cosa
succederà dopo lo sblocco dei licenziamenti il primo luglio?
Questi problemi rischiano di aumentare perché ci saranno le condizioni migliori
per le aziende per procedere nella direzione che hanno già intrapreso. Quelle
maggiori si stanno ristrutturando e costruiscono grandi hub. Questo ha provocato
un’ondata di licenziamenti. Ad esempio Sda ha licenziato 360 lavoratori a tempo
indeterminato a Carpiano vicino a Milano e ne ha assunti 400 a tempo
determinato li vicino. Solo venti di queste persone sono a tempo indeterminato.
Gli altri sono interinali. Nessuno dei licenziati è stato assunto. Lo stesso
sta avvenendo in Fedex-Tnt. A livello nazionale su 1800 lavoratori saranno
internalizzati 800, con la perdita di un migliaio di lavoratori.
Il
presidente del Consiglio Draghi ha invitato a “far luce” su quanto è accaduto
ieri. Che cosa chiedete al governo?
Di fare luce anche sul fatto che sono tre mesi che sono stati licenziati ben
274 lavoratori a Piacenza e il ministero del lavoro non ci ha mai ricevuto
anche se abbiamo fatto tre manifestazioni a Roma. Chiediamo la loro
riassunzione e che Fedex-Tnt, come le altre multinazionali, presentino un piano
industriale. Tempo fa in Sda abbiamo raggiunto accordi soddisfacenti per i
lavoratori. In questo caso invece non si sa nulla. Il governo deve avere una
visione di insieme dell’intero settore, e sapere cosa fare. Dopo le crisi in
Medioriente, negli ultimi anni l’Italia ha assunto un ruolo maggiore nella
logistica internazionale tra Europa e Africa. E invece a queste multinazionali
si lascia fare il bello e il cattivo tempo. Non solo non rispettano le
relazioni sindacali con le organizzazioni rappresentative come la nostra in
molti magazzini, ma non tengono in nessun conto quelle con le istituzioni, sia
nazionali che regionali. La Bartolini è stata comprata dalle poste francesi, in
Dhl ci sono quelle tedesche. Non vorrei che ci fosse una complicità con i
monopoli internazionali della logistica nel mantenere queste condizioni.
Il
ministro del lavoro Orlando ha annunciato una «task force» sulla logistica.
Sarà utile?
Mi sembra che faccia parte delle dinamiche politiche con la Lega. Dopo che
abbiamo occupato la sede del Pd a Roma Orlando ha detto in sostanza che ad
occuparsene dovrebbe essere Giorgetti al ministero dello Sviluppo. Il problema
della legalità nella logistica è noto al punto che già nel contratto di sei
anni fa si prevedeva un tavolo simile. Purtroppo, la mafia e le pratiche
illegali si sono strutturate ancora di più. In queste condizioni se nel «Piano
di ripresa e resilienza» il governo Draghi derogherà alle norme sugli appalti
la situazione non potrà che peggiorare.
Cgil, Cisl
e Uil hanno dichiarato uno sciopero di tre giorni nello stabilimento della
Lidl. Cosa ne pensa?
Se non avessero fatto uno sciopero dopo una tragedia simile, tra Torino e a
Novara dove hanno una presenza, avrebbero perso la faccia davanti ai
lavoratori. Ma il problema non è aspettare i morti, ma chiedersi qual è la
condizione economica dei lavoratori in quella azienda? Come possono tenere
davanti a una situazione che peggiora? Noi diciamo che è possibile resistere e
ottenere risultati attraverso gli scioperi che facciamo.
Oggi
manifestate a Roma. Sui social abbiamo letto molti appelli a fare uno sciopero
generale. Lo farete?
Si parla di uno sciopero generale nazionale dei sindacalismo di base a ottobre.
Chiediamo a tutti di cominciare a discuterne e a evitare la concorrenza tra
noi. Dobbiamo unire le forze e discutere i contenuti su cui si fanno queste
battaglie. C’è una sensibilità per muoversi in senso comune. La situazione sta
peggiorando, anche di fronte a questi avvenimenti.